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Una recensione 
a cura di Lucia Visconti
Pietro Mattei, Sapore di terra, Edizioni Il Filo, Roma-Viterbo, 2005 
 
 
Pagine pregne di “sapore di terra” la silloge di Pietro Mattei: il titolo lo svela, le liriche lo esaltano. 
Il richiamo è costante alla terra, nel triplice senso
 
Corpo umano svuotato, per l’esperienza del dolore e della disillusione, di acqua sorgiva: “[...] terra arida,/ arsa, senz’acqua [...]”, come recita il Salmo 62. 
 
Dalla poesia omonima: “Ovunque tu vada, ti segue/ Inquietudine di essere uomo,/ Ed anche in questa notte,/ Ch’è la più bella di tutte/ Le notti, [si riferisce al Natale, NdR]/ C’è nell’anima tua/ Sapore di terra”. 
 
Luogo delle origini, della vita, l’Umbria, regione dei fiori di campo e al contempo di aspre montagne. Il poeta, nato a Cascia, ha negli occhi la sua Valnerina e canta l’impeto vitale, che può far sentire vivi anche i trapassati. 
 
Da Ritorno: “Anche nel febbraio di quest’anno/ Tornerò per cogliere viole/ Al mio borgo nativo…/ Per la strada…/ Protetta da querce gigantesche,/ Che cresciute sui margini,/ Hanno sfidato le bufere di tanti secoli./ E offrirò viole/ Ai miei poveri morti/ Che sanno i rigidi inverni:/ Perché profumo di terra […]/ Li illuda di essere vivi”. 
 
Nuova umanità, trasfigurata dal mistero pasquale. La fede pervade il testo come soffio dello Spirito Santo: da Lui la speranza di nuova terra e nuova umanità. 
 
Da Sul fiume Giordano: “Ricordo le rive del Giordano […]/ Ed alla purezza di quelle acque/ Detersi le mie iniquità/ D’uomo del XX secolo/ Che trema di paura/ Perché sulla soglia dell’anima/ È sempre in agguato l’orrore/ Della follia./ E fu la meraviglia/ Della rinascita”; da Chi sono: “[Son] forse il giacinto del campo/ Calpestato dall’agricoltore,/ Ma trema ancora nell’aria/ Il suo profumo stanco”; da L’orto del Getsèmani: “Ho visto gli ulivi secolari/ Dell’orto del Getsèmani/ Ed ho baciato il tronco/ Contorto del più vecchio d’essi/ Perché fu forse testimone/ Dell’agonia di Cristo/ E della solitudine./ Quanto terribile il silenzio/ Di quella notte/ Nella quale il peso dei peccati/ Degli uomini/ Rischiò di schiacciare l’innocenza/ Del giovane Messia/ E la terra per la prima volta/ Capì la verità/ Del dolore”. 
 
Lucia Visconti
 
 
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001 
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