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Una recensione 
a cura di Andrea Borla
 
 
 
 
 
Davide Monopoli, 
in parole polvere, LietoColle, Faloppio, 2007
 
 
Sono sempre molto restio a parlare di un libro partendo dal fondo. Se c’è un inizio è da lì che deve muovere qualunque discorso o valutazione, per poi svilupparsi pagina dopo pagina. Nel caso di in parole polvere di Davide Monopoli, mi sento di fare un’eccezione, perché è nelle appena cinque righe di cui è composta la nota dell’autore che si cela la chiave di lettura di questa raccolta di poesie. È in essa, infatti, che Monopoli conferma l’impressione che il testo trasmette sin dalla sua prima lettura: in parole polvere rappresenta una sorta di panoramica dei cicli di scrittura che hanno caratterizzato la produzione dell’autore e che vengono qui ripresi “sotto il segno della pluralità”. 
La summa che ne deriva non è limitata, tuttavia, a una semplice ricomposizione di frammenti sparsi, ma è ispirata da un progetto organico e coordinato in cui si presentano in sequenza temi irrinunciabili ed essenziali, connaturati all’essenza stessa dell’animo del poeta: quale senso e definizione dare alla propria natura e inclinazione (“[...] essere poeti […]/ [...] questo nostro vivere fuori dall’arbitrio […]/ [...] in attesa dell’evento, del verso,/ del gesto che cattura [...]”), come rapportarsi con il tempo (“poter provare il mio tempo… la mia carne, alla lettera… fino a trascrivere anche il sangue… ”) che diventa vita e con cui bisogna scendere a patti, nell’unico modo che l’inclinazione poetica mette nelle mani dell’autore, frapponendo “tra te e lei un esile foglio bianco”. 
Lo stile di Monopoli è fluido e le immagini presentate sono chiare ed evocative. La forma, compiuta e ben definita, denota sia una notevole maturità che una lodevole facilità espressiva. Da in parole polvere sono bandite le criptiche sperimentazioni dietro alle quali spesso si nasconde una desolante povertà di contenuti. 
Forse di minore impatto e godibilità è la parte della raccolta che si concentra su elementi minimi e quasi trascurabili (o incidentali) della nostra quotidianità: una teiera in coccio riversa, un primo mattino in montagna, le foglie a palmo aperto di un albero, una mezzaluna sospesa incontrata a tarda notte. Ma anche in questo ambito Monopoli si dimostra capace di dipingere con grazia immagini e situazioni. Ed è in questo ambito più che in altri che al lettore viene trasmessa quella calma mista a inquietudine che contraddistingue il poeta, figura confusa con quella di uno straniero che “passa inosservato/ mentre vaga senza nome” e osserva per poi trascrivere la realtà di un momento. 
in parole polvere è una silloge di indubbio interesse che tuttavia, proprio per la sua natura di “sorvolo” sull’opera del suo autore, fa desiderare di proseguire nel viaggio sfogliando pagina dopo pagina anche quando queste sono ormai finite. Non attendetevi perciò un banchetto luculliano nel quale abbuffarsi fino alla nausea, ma un aperitivo capace di stuzzicare piacevolmente l’appetito. 
 
Andrea Borla
 
 
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001 
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