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La parola alla parola
La professoressa Marisa Napoli autrice di numerosi testi didattici, usciti per i tipi di case editrici prestigiose quali Rizzoli, Zanichelli, Laterza conduce all’Università cattolica di Milano (e per la precisione presso la Ssis, sorta di accademia dove i futuri docenti degli istituti superiori apprendono le migliori tecniche d’insegnamento) una serie di laboratori che, incentrati sulla scrittura creativa, consentono ai giovani quelli laureati in latino e italiano di sperimentare e acquisire una vasta gamma di competenze e abilità linguistiche, necessarie ad affrontare con maggior consapevolezza, un domani, il gravoso impegno di educare, istruendoli, gli adolescenti e i ragazzi delle scuole secondarie. 
 
Le righe precedenti, per rendere senz’altro espliciti lo spirito e i contenuti della presente rubrica, che si preannuncia davvero interessante e che la professoressa sfrutterà per dialogare con gli ex allievi dei suoi laboratori e, specialmente, con i visitatori de «L(’)abile traccia». I quali sono dunque invitati a contattarla personalmente (l’indirizzo di riferimento è marisa.napoli@fastwebnet.it) per interpellarla con fiducia, domandandole in merito alle dinamiche e regole teoriche su cui si fonda in genere il “bel comporre” i chiarimenti e le delucidazioni più svariate. 
Ma i navigatori che “solcano” le pagine telematiche di questo sito, possono anche spedirle per e-mail (dopo aver attentamente consultato le condizioni di pubblicazione, per poi seguire le norme d’invio) i propri inediti; la professoressa sarà lieta di commentarli in “La parola alla parola”, usandoli inoltre come spunto concreto per illustrare e svelare a pieno i segreti meccanismi della scrittura creativa nonché delle affascinanti discipline (l’arte retorica e la critica) che le sono strettamente connesse.
 
Una donna come si deve, finalmente!! 
-Andrea Masotti e le figure femminili, così maschili, della poesia italiana-
Gentile professoressa Marisa Napoli, 
le invio alcuni scritti — forse troppi — perché rappresentano momenti differenti del mio “produrre in versi”; da un testo più ponderato e misurato, ritenuto da persone competenti eccessivamente scarno, quasi senza pathos, ho cercato di liberare la fantasia, ma non so il risultato perché mi pare che le mie prime composizioni abbiano raccolto più interesse delle ultime. 
Probabilmente mi riescono meglio le satire, due delle quali apparse su «Poièin»; a me peraltro interessa di più la lirica. 
Mi farebbe piacere avere un suo parere. 
 
Cordiali saluti, 
 
Andrea Masotti 
 
 
 
P. S.: l’ordine grafico con il copia-incolla non è perfetto... mi scuso di questo. 
 
 
 
 
 
 
 
Carissimo Andrea, 
ho letto i tuoi versi con una certa curiosità dopo il brano d’apertura Eva la prima donna. C’è un motivo: mi si rizzano le antenne quando sento parlare di donna, soprattutto non da donne. Sarà un “pre-giudizio”, il mio? Ma so bene, che nella storia della letteratura la figura femminile è stata sempre (o quasi) “qualcosa” per dire “altro”: così per la “ma-donna (mea domina)”, la signora della poesia cortese, per la donna-angelo stilnovista, la Laura petrarchesca, le varie Silvia-Nerina-Aspasia leopardiane, e ancora Ermione, Felicita, Clizia ecc.: tutte proiezioni dell’animo maschile. Ti sembra che esageri? 
La tua Eva, dunque, mi incuriosisce perché appare diversa. In ogni caso — e questo mi piace — tu sottolinei la sua disapprovazione (“Eva non approvò [...]” il comportamento folle degli uomini: “Pazzia li rese celebri/ furono angeli con la chioma d’oro, furono giganti nelle cave dei monti/ gnomi di foresta, centauri arditi”). Apprezzo l’andamento quasi da poemetto, da epica delle origini e cantata (addirittura!) dal punto di vista femminile. È uno sguardo su una diversità non solo di sesso (la donna), ma anche culturale (la negritudine), che incuriosisce. Bello il ritmo (sembra di sentire in lontananza i tam-tam; e in ogni caso — ecco la cosa che maggiormente dovrebbe interessare al poeta — si crea tensione a saperne di più, si desidera che il testo continui e non volga al termine). 
Non ritrovo la stessa tensione in Ogni giorno è un oggetto. L’anafora è ripetitiva e non aggiunge niente di nuovo, le metafore stanche, il lessico consunto. Come, a mio parere, è finito il tempo per gli oscuri ermetismi di Stelle di Orione
La tua poesia colpisce ancora, invece (naturalmente le mie orecchie di critic(on)a che non sopporta più la mancanza di una ricerca), quando il linguaggio si deforma come per una lente espressionistica e in grandangolari che mostrano un punto di vista diverso, quello del tuo sguardo che non disdegna la “[…] barbona/ sfatta Maddalena guanti neri bucati/ gonna annodata giallofrittata” di Bar Assoluto, che potrebbe rimanere nella memoria, bella perché espressionisticamente incisiva. 
Insomma, Andrea, io non so quali sono i tuoi primi versi e quali gli ultimi, non so qual è la direzione della tua ricerca (se è la satira — di cui non ho letto niente — o la lirica, che dici di privilegiare): so che, da quel poco che ho letto, la tua migliore lirica è quando hai dimostrato di scrivere “bene” come scrivere “male” (ovvero con linguaggio omologo al contenuto antilirico) del degrado e delle debolezze antieroiche dell’oggi. 
Per commentare la tua ultima poesia, infine, Dal primo punto esploso, e soprattutto i versi in cui appare lo sbadiglio del dio (“stracciò sbadigli inglobanti aurore/ alveoli di dentiera”), nonché per dare un supporto alla mia tesi dell’andamento espressionistico che riscontro in qualche passaggio dei tuoi versi (anche qui, appunto), ti accludo l’immagine che ho inserito nel mio libro in corso di stampa sulle figure retoriche, che sarà edito da Zanichelli. 
 
 
Max Beckmann, Lo sbadiglio 
 
 
Ti saluto cordialmente e spero non me ne voglia. 
 
Marisa Napoli 
 
 
 
 
 
 
 
Le poesie di Andrea Masotti 
 
 
 
Eva la prima donna 
 
 
Eva donna nera fu la prima 
calda, rassicurante 
attraversò aride radure 
e tacque. 
Prima di danze prima di sguardi obliqui 
incontrò bipedi ossuti che inciamparono nelle sue radici 
come steli di giglio gli Dei si alzarono 
lungo sentieri assolati. 
Eva non seppe ridere 
denti bianchissimi tagliavano le canne 
lacrime pulivano la sabbia. 
Né fu felice 
lo specchio delle acque non parlò Eva bevve il cristallo 
e cagna molti e molti partorì 
i seni avvizziti dispensarono latte. 
Altri vennero 
ne infangarono il nome 
audaci e ingegnosi oppure ottusi che spesso compresero di più 
la distesero sotto i ciottoli del fiume 
cantarono guerra, la madre dimenticarono. 
Alcuni uccisero 
Eva non approvò, non seppe. 
Pazzia li rese celebri 
furono angeli con la chioma d’oro, furono giganti nelle cave dei monti 
gnomi di foresta, centauri arditi. 
Eva fu prima, calda, rassicurante 
Eva madre che sapeva amare. 
Le palme delle mani bianche 
Eva le mani nere fu la prima. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ogni giorno è un oggetto 
 
 
Ogni giorno è un oggetto 
una pietra scheggiata 
un dente estratto 
un libro 
 
Ogni giorno è un volto 
scavato dai lager 
ridente alla scuola 
teso 
muscolare 
ovale perfetto 
E informe 
 
Ogni giorno è un corpo 
oggetto e volto 
che si accende di luce 
emana un sorriso 
alla vicinanza 
 
Oggi è il tuo giorno 
e mai ho pensato 
alla vicinanza 
di essere così inerme 
stupito 
da tanto calore 
 
Ogni tempo è un giorno 
e un volto è ogni tempo 
il mare primigenio 
tutto scuote ed assorbe 
come raggi di luce 
rifratti dalle onde 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Stelle di Orione 
 
 
Tu che osservi il cielo equatoriale 
voragine-rombo spezzata da tetti e antenne 
addita il lume 
che massa informe di pensieri disinfetta 
 
Se parole gettate, spruzzate 
galleggiano — ninfee inodori — sullo stagno 
se i passi rapidi alla riva 
lasciano mucillagini 
se dalla freccia conficcata in petto 
sgorgano spiegazioni 
stasera in quel pozzo di stelle 
odi suonare le arpe di Nimrod 
e Rigel danza e si torce nell’essere senza presente 
 
Me in silenzio attendi 
presso la porta adagiata su tetti e antenne 
nell’inverno dell’Eden 
 
Tra il pulsare dei giorni vedi 
i molti amanti alla città 
specchiarsi nella goccia di fango 
e gocce perdersi e assorbirsi 
e disseccarsi e fiorire i pruni 
 
Attendi me alla porta, attendi 
nella vicinanza senza presenza 
amico animale delle stelle 
intelletto che interroghi la notte 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Bar Assoluto 
 
 
Domenica mattino «Mi acconsenta 
bere il caffè di rito» 
la barman scalpitante di rock-shock 
aggredisce il banco con le anche 
«Non si fuma qui dentro da domani 
governo di cani» — insinua — 
«salute soldi, ovvio, sì mi importa» 
«Anche quel calciatore mezzobusto» 
— aggiunge dietro occhiale nero e una bandana 
di lana un piccoletto 
e astuto sputa dall’uscio mezzo aperto — 
«ho scoperto il tuo occhio lacrimante 
allegro-filmante Legrottaglie 
barman canaglia» e ride 
ma entra Bar Assoluto 
una barbona 
sfatta Maddalena guanti neri bucati 
gonna annodata giallofrittata 
«Ho appena amato un cruciverba 
e ho scambiato amicizia sul giornale 
vengo dal viale 
il cuore ho verde d’erba 
il cuore di cinghiale» 
Bar Assoluto, una parola 
cerca conferme uno sguardo 
un piegarsi della bocca il vecchio gira 
volto sfuggente per non ridere 
Brusio è dio sul piedistallo 
tra colonne e spigoli lontano 
sfumano vetrate 
oblique torri spente 
finestre incasellate linee sghembe 
l’uomo che grida 
gioca la sorte ai dadi sulle righe 
Si aprirà il tetto sul giardino 
forza vita mattino che ritorna 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dal primo punto esploso 
 
 
Dal primo punto esploso d’incontrollabile allegria 
il dio si accorse che 
aveva molto da imparare 
in sé si stese 
Dal primo punto esploso 
stracciò sbadigli inglobanti aurore 
alveoli di dentiera 
 
Da onde di sete si 
fece trasportare 
 
Sedette sulla prora 
propose il taglio di un immaginario passato 
la zattera calò a picco nel silicio, gli occhi 
si allagarono di luce e gorgoglìo 
 
Un canto rigirò i lembi delle vesti 
intessute di piume di tucano 
inverno sciolse il cuore paludoso 
nei vortici affiorarono 
fucine di fabbri ante litteram 
 
una stella batteva i tempi della vita 
tam sanguis tam 
sanguis 
e la luna accartocciata nel miele 
trionfante si sedette accanto 
gli pose le mani nelle mani 
di un cesto d’uva 
empì la bocca 
 
Tell me Grandfather 
Tell me Green father 
Lo hai visto da destra o da sinistra 
e si infonde o diffonde questa pioggia?
 
Come sottoporre materiali creativi inediti 
alla professoressa Marisa Napoli
All’indirizzo marisa.napoli@fastwebnet.it, spedite in allegato (sotto forma di file DOC) un paio di racconti brevi o, a scelta, due-tre poesie di massimo quaranta-cinquanta versi ciascuna. Ad ogni testo (sia esso racconto o poesia) sarà obbligatorio premettere il paragrafo qui appresso riportato: “Il testo seguente (dal titolo ... ) è inedito, di mia esclusiva proprietà, originale e totalmente libero da vincoli contrattuali con terzi. Io [NOME E COGNOME] dichiaro di esserne l’unico/a autore/autrice e a «L(’)abile traccia» dò facoltà di diffonderlo gratuitamente on-line, cioè di pubblicarlo senza che il/la sottoscritto/a percepisca o debba versare un qualche compenso in denaro. 
Accetto poi integralmente le condizioni che regolano la pubblicazione di inediti sul sito culturale «L(’)abile traccia», acconsentendo a che in quest’ultimo — cui accordo altresì il permesso di trattare i miei dati personali conformemente alle leggi italiane sulla privacy — compaiano le mie generalità. 
In fede, 
 
[FIRMA DELL’AUTORE O AUTRICE]”.
 
 
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001 
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