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Simone Veltroni
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T’essiccasti al sole nel deserto, 
s’abbatterono su te le dieci piaghe, 
una ad una ma 
non guastarono la perfezione umana dei tuoi occhi, 
non insozzarono la bellezza 
ch’or non più sui fianchi e le gambe scorreva, 
né s’adagiava sul materno seno 
ma s’emanava com’aura 
forse dalle nari del naso 
dall’impeccabile taglio 
o dai sani denti il lucor 
l’imprimeva, 
forse, 
ma certo dagli occhi insuperati 
la promessa eterna 
di serenità 
e godimento infinito, 
chiara, s’effondeva. 
Rimasi incollato al fico spezzato che furon le tue labbra 
e l’intento neglessi di stornare te 
dall’impietoso veleno bramato 
com’io nella notte, 
fra parcheggi, questure ed ospedali 
il tuo miele agognavo. 
Chi non conobbe di te 
il paradiso dei tuoi occhi 
e l’inferno della tua vita 
penserà ch’io m’infatuai 
ma son al di sopra d’ogni sospetto 
ché non m’innamorai giammai di te. 
Nei tuoi occhi riposavo 
nella tua vita mi dannavo 
in pianto, disperata 
abbracciata a me 
ti ritrovavo, 
e come niente può 
imporsi al veleno 
nulla poté sopraffare le preghiere d’angelo 
che stretta ed odorosa 
recitavi al mio orecchio attento 
che mai aveva udito tal grazia 
e così t’amai, 
un sol giorno, come le rose. 
Ma ora cosa fai lì ferma, supina, 
chiusi gli occhi, 
le mani giunte sul ventre sfinito? 
Sol il tuo profumo riempie 
quest’angusta stanzetta... 
dove son gli amici, i clienti, gl’infami spacciatori? 
La natura tutto ti aveva donato 
tutto hai ceduto ad un granello di bianco sterco. 
Sol io son qui che piango e nessuno vede, 
nemmeno tu.
 
Nota biografica
Simone Veltroni, nato a Firenze il 19 febbraio 1962, residente a Firenze, professione sanitaria, dieci anni di scolarità.
 
 
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001 
È vietato l’uso commerciale e la rimozione delle informazioni di Copyright 
 
 
 
 
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