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Una recensione 
a cura di Renata Ballerio
 
 
 
 
 
Alessio Brandolini, 
Mappe colombiane, LietoColle, 
Faloppio, 2007
 
 
“Le risposte non le trovi per caso”, scrive Alessio Brandolini nelle sue Mappe colombiane, mappe da lui definite “della nostra memoria,/ e dell’ignoto”. Ma non trovi per caso — io aggiungerei — neppure le domande. 
Nell’ultima, intensa fatica poetica di Alessio Brandolini, provocata e germogliata da un viaggio in Colombia, si legge — se non erro — una sola domanda. A sigillo del secondo componimento poetico della raccolta essa zampilla, inattesa ma ineluttabile: “Non è questo/ l’agognato prodigio?”. 
Gustiamo, dunque, il preludio a questa domanda, scandendolo nel suo ritmo e nella sua tonalità apparentemente prosaica: “Tra le rovine della casa/ ci sono insetti e serpenti./ Eppure lì, un fringuello/ vola e ogni tanto canta.// Nel cielo di fine giugno/ un fitto bosco di nuvole/ cela il sole alla vista/ agli alberi e alla terra.// Il tuo volto a notte inoltrata/ mi riconduce alla linea/ perfetta delle labbra:/ ricorda il delirio d’amore/ il rosso sonoro dell’alba/ intrecciato a fili d’azzurro.// Non è questo/ l’agognato prodigio?”. 
La chiusa, quasi scheggia uscita dal fluire ritmico precedente: due quartine, una terza quartina che si infittisce e si espande per generare una domanda, o meglio la domanda della sorpresa, che è l’essenza stessa di ogni atto poetico. Rimaniamo increduli, sospesi, bloccati dal deittico che ci inchioda a quanto è vicino (“questo”), ma ecco il prodigio agognato, dunque sognato e duramente conquistato. 
La poesia è la sorpresa del canto del fringuello tra le rovine, è il rovesciamento quasi ossimorico e inatteso (“[...] fitto bosco di nuvole”), è un ricondurci, malgrado la notte inoltrata, al ricordo del “[...] delirio d’amore”, in un’esplosione di colori che si fanno suoni e di materia che si fa leggera, come fili (“[...] rosso sonoro [...]/ intrecciato a fili d’azzurro”). Dobbiamo ripetere e pienamente condividere le parole che Armando Romero, colombiano, scrive nella prefazione: “È proprio strano il cammino del poeta, proteso verso il pericolo tanto quanto verso lo stupore”. È il cammino del lettore che esplora il labirinto poetico, in cerca di tracce, di bagliori che sono come “[...] un pensiero/ dalle ali di velluto/ sull’azzurro del lago” che “plana dolce e sicuro”. La raccolta di Brandolini, arazzo di colori — che gridano, dal verde smerigliato al dolore che sbianca nelle chiese barocche —, rappresenta il dono di un incontro vero, di un dialogo fitto. Dialogo con noi stessi, che siamo — con il poeta — viaggiatore “[...] strano/ straniero [...]”, anche noi indi. 
E i versi suggeriti dalla Colombia di Botero, di Medellín, la città dell’eterna primavera, come ci dicono le guide, degli impervi sentieri delle Ande ci fanno sentire vicino quello che è lontano, possibile quello che sembra impossibile, come “mettere le radici nel vento”. È il prodigio della vera poesia racchiusa in Mappe colombiane
 
Renata Ballerio
 
 
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001 
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