Andrea Cambi
“Io e lui” 
 
 
Forse in me 
è seduto un altro me: 
un’immagine teorica e trasparente, 
ma vigile… 
 
Sta seduto 
su una sedia improvvisata, 
con l’aria di chi aspetta uno schianto: 
con la testa fra le gambe, 
le mani sulle orecchie… 
 
Per ora 
la mia parte cosciente 
ama le misure medie: 
fiutare l’autunno sotto il cielo 
perfetto di settembre… 
 
Fingo di ignorare 
quell’altro lui
 
che un giorno 
non ci saranno più posti 
dove nascondersi, 
o gatti da imitare: 
 
che dovrò vivere o morire… 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“La casa in collina” 
 
 
Il pensiero 
di questo falso anniversario 
mi attraversa il bassoventre 
in strisce di fuoco: 
 
quando sto per dormire 
divento una creatura coerente, 
si sa… 
 
Sei tu che ci corri in mezzo, 
in questa piccola valle di sogni 
che cerco di premere contro il buio, 
oppure cammini per rendere 
più estenuato il pensiero di te… 
 
………………………………………….. 
 
Com’era buono 
l’odore del sole di settembre 
sui tuoi vestiti e nei capelli, 
com’era docile il frastuono del mercatino 
fra i nostri discorsi: 
 
perché non abbiamo 
vissuto per sempre 
del nostro amore, 
in quella zattera di letto, 
nella casa di Marta
 
Abbiamo lasciato 
che l’amore diventasse 
un lago sordo, senza forme… 
 
….……………………. 
 
Certo, io tremavo 
per la paura di non ritrovarmi, 
dopo averti amata: 
 
ma se ti rivedo 
sei a braccia tese sopra di me: 
 
un animale sicuro e selvaggio 
che mi guarda… 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“Treni in ritardo” 
 
 
Scompari come un’acqua carsica. 
 
Troppo presto 
la mia solitudine 
t’aveva sperato 
giovane sorgente: 
 
che gorgoglia e canta, 
e rallegra le mattine… 
 
Se di te nel ricordo 
qualcosa mi resta 
sono gli occhi marini e accesi, 
sull’incarnato alabastrino: 
 
i capelli forti da ragazzo, 
coi ricorsi color rame: 
 
camminare nell’estuario della stazione 
come due amici senza memoria, 
che si raccontano una vita intera 
in cento passi: 
 
fingere una simmetria 
con le attitudini del mondo: 
un tono rauco da adulto nella voce, 
o una gioia inesperta, 
da novizio… 
 
(…..) 
 
Anche gli altri 
sono incorrotti ed eterni, 
come il mio desiderio d’amore, 
 
come il mio dolore?
 
Nota biografica
Andrea Cambi, nato a Pisa nel 1971, si è laureato in architettura all’Università di Firenze. 
Ha dato alle stampe la silloge di versi Parole da dentro, Libroitaliano-Editrice Letteraria Internazionale, Ragusa,1996. 
Nel 1997 due sue poesie sono comparse su «Fuoriluogo», inserto de «il manifesto». Nel 1999 Maurizio Cucchi ha recensito due suoi componimenti sul settimanale «Specchio» de «La Stampa». Nel 2004 ha pubblicato una serie di racconti e poesie su «NuoviAutori.org» (sito web) e collaborato all’installazione audiovisiva dell’architetto Ivano Cappelli Dov’è l’uomo?
Tre sue liriche sono state incluse nell’antologia elettronica La ricognizione del dolore, «Progetto Babele», Modena, 2007. 
Ha contribuito sia al manuale di Maurizio Bertelli Esame di stato per architetti (uscito nel 2007 per i tipi della Alinea Editrice di Firenze), sia — con una schedatura di alcuni edifici sacri, ubicati nel Comune di Lari (Pisa) — al volume Atlante del barocco in Italia. Toscana / 1, Firenze e il Granducato, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2007. 
Ha delineato i fondamenti della propria attività letteraria in un’intervista rilasciata a «Speaker’s Corner», portale del Gruppo “Rcs”.
 
 
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001 
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