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I miei figli
Era di maggio e tra le rose in fiore
l’inattesa brinata sparpagliava
di petali e di foglie il davanzale
la ventata li colse impreparati
scompigliandone gli abiti e i pensieri
Avrei voluto custodirli ancora
nasconderli al destino ed al dolore
tenerli stretti nella mia premura
proteggerli da oltraggi e delusioni
fermare il tempo mio per non lasciarli
e il tempo loro per vederli eterni
Invece posso solo consolarli
per una tregua che non basta mai...
Posso soltanto starmene in disparte
per cercarmi nel cuore ancora un poco
di quella fiaba che gli raccontavo
quando la vita era soltanto gioco
Ma nel soffiar del vento anche l’estate
passerà per far posto al loro autunno
e nell’inverno soli affronteranno
la crudeltà del tempo
senza di me
In incognito
Anche se te ne stai in incognito
e metti in atto tutti gli artifici
per salvare il salvabile
sappi che ti conosco
ti riconoscerei fra mille
maschere e mille
nascondigli
perché tu sai il mio nome
tu conosci il silenzio
delle mie stanze chiuse
della mia notte assidua
e di tutte le notti in cui il mio cuore
prova a restare giovane
è la materia prima che s’oppone
le cellule si sfaldano
e la signora in nero ha già bussato
mi ha già chiesto un anticipo
e forse solamente per rispetto
della disperazione d’altri cuori
mi ha concesso una proroga
Quando ritornerà
vorrà recidere
l’ultimo assottigliato filo
che ancora lega all’alito
l’elfo ch’io sono dentro me
in incognito
Intorno a noi
Intorno a noi lo scorrere
delle forme materiche
aggregazioni effimere
di particelle quantiche
che noi crediamo stabili
e soprattutto solide
invece è tutto spazio
distanziato dal nucleo
e noi miraggi gravitazionali
esistiamo negli attimi
infinitesimali
nel vuoto e nel silenzio degli dei
Note a margine
Desiderar di non desiderare
sarebbe ancora un altro desiderio
sarebbe come smettere d’amare
per la paura di dover morire
Immaginiamo un fuoco senza fiamma
una fonte senz’acqua
un corpo senza ombra
un refolo senz’aria
un io senza pensiero
Chi sperimenta il sogno
senza il sonno?...
e noi
con le piramidi e i menhir
siam forse note a margine
di Dio...
Siamo noi
Siamo noi
gli eroi
dei giorni seriali
gli eroi gran buffoni
dei tubi catodici
le telenovele di Dio...
Speriamo nel plenilunio
e nella mancanza di elettricità
Se non ho date
Se non ho date o luoghi
per ritorni poetici
o spazi recintati
come temi da svolgere
è perché sono stanca
di portare
un bagaglio d’immagini
considero frontiere
quattro pareti e un sasso
il mare in uno specchio
dove annego e mi salvo
ogni mattina
vivo assorta fra case
diventate invisibili
e le mie mani sfiorano
fantasmi impercettibili
tra camera e cucina
mi soffermo al telefono
straniera alla mia voce
che parla della vita
come se fosse vera
e della morte
come se fosse certa
raminga nelle strade
senza nome
scrupoli di coscienza
nelle tasche
vago e mi sogno addosso
a braccia aperte
correndo il rischio
d’abbracciare il mondo...
Strascico d’alghe
Strascico d’alghe
e la mia barca ondeggia
tra fasciami corrosi
alla deriva
darsene illividite
nella nebbia
In questa silenziosa
mezzatinta
emergono frammenti
di parole
cupi risuoni prima
di annegare
E la mia barca
un giorno
era nel vento
Dov’è finita
la mia primavera?
e come mai
conduco mostri anfibi
se un giorno avevo fiori?
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Cristina Bove: ecco il mio nome. Sono nata a Napoli il 16 settembre 1942. Vivo a Roma dal 1963, anno in cui mi sono sposata. Da sempre dipingo, scolpisco, leggo e qualche volta scrivo, famiglia permettendo, dal momento che la mia è stata alquanto numerosa. Ho attraversato il confine del suicidio (un volo dal quarto piano) a diciotto anni, poi una seconda vita insperata e intensa... i miei figli... la creatività... il miracolo di essere ancora viva dopo aver superato una devastante malattia... e sono ancora qui... testimone del mio tempo e della mia vita.
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Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001
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