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Il sentiero
“delle riviste e dei loro direttori”
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In questa sottosezione della rubrica “Il Novecento e oltre”, si parlerà di alcune fra le più significative riviste (periodiche o aperiodiche) attualmente operanti in Italia. È un omaggio dovuto, dato che — parafrasando Julio Monteiro Martins, direttore del trimestrale on-line «Sagarana» — non c’è grande cultura che non sia stata in un certo momento fertilizzata dalla sinergia prodotta dalle migliori riviste, ovvero dal circolo virtuoso di godimento, apprendistato, sfida e creatività che solo esse sono in grado di offrire.
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«Sagarana» non è Inferno
-Pietro Pancamo intervista lo scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins-
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Qual è oggigiorno il metodo minore (ossia peggiore e inefficace) per esplorare la letteratura? Ma è chiaro: non uscire dai confini della carta, rimanendo così distanti dalle frequenze elettroniche di Internet, che ormai da tempo costituiscono la rampa di nascita, o lancio, di molti “sogni” editoriali. Fra i quali alcuni son maturati rapidamente sino allo stato conclamato di riviste, in quanto gestiti da intellettuali veri. Eccoci, allora, a parlare di Julio Monteiro Martins, per esempio, uno scrittore migrante che — dopo romanzi, viaggi, amicizie di calibro con personaggi preziosi (Kurt Vonnegut Jr., Raymond Carver, Joyce Carol Oates) e stimolanti esperienze didattiche negli Usa — si è infine “impiantato” qui in Italia come docente di portoghese all’Università di Pisa e, soprattutto, come cuore (non a caso batte e si batte per la cultura) saldo e indispensabile di «Sagarana», un trimestrale on-line assai apprezzato e indissolubilmente legato all’omonima scuola di scrittura creativa. Sì, quella fondata nel 1996 a Lucca dallo stesso Monteiro Martins, brasiliano errante (inarrestabile in ogni senso) che — imitando se vogliamo Internet — ha sopraffatto e soggiogato qualunque confine, nel corso dell’esistenza, imparando a vivere nei Paesi più diversi, a padroneggiare ben cinque lingue e ad ospitare nella propria rivista (trasformatasi dunque in “soglia d’incontro” fra mondi lontani, però concomitanti) autori e lettori del pianeta al completo: da Franco Buffoni a Woody Allen, da Borges ad Artaud, dall’Australia al Giappone, dalla Francia al Messico... dalle Alpi alle piramidi!
PIETRO PANCAMO: Beh professore, adesso tocca a lei: perché se al baleno segue il fulmine, ad un’introduzione corrisponde sempre un’intervista. Perciò, che cosa può dirci di «Sagarana»?
JULIO MONTEIRO MARTINS: La rivista — di cui sono direttore — è nata sei anni fa, per affiancare la scuola di scrittura offrendo modelli od esempi di testi, nei quali erano esemplificate le tecniche e strategie narrative su cui i nostri allievi lavoravano. V’eran poi saggi in cui la scrittura stessa veniva discussa e analizzata, nonché spazi appositi per i migliori elaborati prodotti dagli allievi. Col tempo la rivista ha acquisito una sua autonomia e un’identità pubblica. Alle sezioni tradizionali — “I Saggi”, “La Narrativa” e “La Poesia” — si sono aggiunte le “Dicas” (informazioni e “dritte” dal mondo culturale), la traduzione di testi scelti dall’importante rivista tedesca «Gegner», la sezione “Ibridazioni” sulla letteratura della migrazione, “Vento Nuovo” per autori inediti, “Nuovi Libri” e infine “La Lavagna del Sabato” che, con i suoi argomenti connessi all’attualità culturale e alla sensibilità dell’uomo contemporaneo, si rinnova ogni settimana.
E appunto all’uomo contemporaneo «Sagarana» fa appello, costantemente, proponendo una visione del mondo “non collaborazionista dei media” e anzi fortemente critica dei valori materialisti e nichilisti dei nostri tempi. «Sagarana» è un progetto di ricerca dell’essenziale, dell’essere nel suo meglio o, per dirla con Calvino, “di quello che nell’Inferno non è Inferno”.
E di certo non è Inferno la nostra bella lista di discussione, con circa duecento partecipanti, quasi tutti giovani scrittori italiani, ma anche argentini o brasiliani, che si scambiano testi e opinioni, inviano al gruppo gli articoli che hanno appena letto o scritto, segnalano eventi culturali e a volte si incontrano di persona. Si è formata attorno a «Sagarana» una dinamica e intelligente comunità virtuale, che cresce e si infiamma particolarmente nei momenti di crisi sociale e politica.
Ma attivissima è pure la redazione, composta da scrittori, critici e professori legati sin dall’inizio al progetto della rivista: alcuni di essi insegnano alla scuola di scrittura o sono tra gli ex allievi più brillanti. Del gruppo fanno parte esperti di letteratura, arte, fotografia, comunicazione e web design. Inoltre è importante il contributo dei miei allievi di lingua e di lettere dell’Università di Pisa, che aiutano con alcune traduzioni e suggeriscono testi e autori. «Sagarana», insomma, è una rivista per lo più di giovani.
Per quanto riguarda invece i lettori — che aumentano in media del 30% a ogni nuova uscita — sono per la maggior parte italiani, ma circa il 40% di loro accede al sito da altri Paesi. È impressionante il numero di persone che leggono in italiano in Sud America, negli Usa e in Australia, ma soprattutto tra i nostri vicini: Albania, Svizzera, Francia. Ci sono anche molti lettori messicani e olandesi, e il numero di quelli portoghesi, spagnoli e giapponesi è in crescita. Molti di loro sono legati alle università, all’area dei “cultural studies”, ma anche agli istituti italiani di cultura di tutto il mondo. Altri vogliono solo vedere i propri autori nazionali tradotti in un’altra lingua.
Tanto in Italia come all’estero i nostri lettori hanno in media tra i venticinque e i quarantacinque anni, e ho buone ragioni per credere che in gran parte scrivano poesia e narrativa. Quindi per loro la rivista è — a un tempo — scuola e vetrina, formazione e informazione. Sappiamo che senza periodici specializzati e attenti, la letteratura di una comunità si atrofizza, perché non possiede i parametri per misurarsi e aggiornarsi, per scoprire identità e scegliersi un percorso originale. Non c’è grande letteratura che non sia stata in un certo momento fertilizzata dalla sinergia prodotta dalle migliori riviste letterarie, ovvero dal circolo virtuoso di godimento, apprendistato, sfida e creatività che solo esse sono in grado di offrire.
Pietro Pancamo
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Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001
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