|
Velette di nebbia
Velette di nebbia
come anime in viaggio
fluiscono spedite
torno torno al picco,
concretando l’arie
fra gli alberi scuri di pioggia.
A cercar quiete
dalle fonde se ne vanno
mentr’io,
infimo,
scruto invidiando.
Proprio adesso
Per chi ho da vivere
Adesso che muori
Che te ne vai
Senza mantenere la promessa
Di lasciare a me l’onore di precederti
Proprio adesso che le idee sono atterrate stanche di voli,
Esauste,
Non più innocenti
Che i sogni d’amore sono evaporati dal cuore
Lasciandolo secco
E le rughe mi nascondono il bel volto e gli occhi
Tristi
Non ci incontreremo più la notte a chiederci perché siamo
Insonni
Resterò solo
Nelle decisioni
Nei malumori
Stanco di lavoro
Di
Un lavoro stanco
Proprio ora che il sole sta tramontando, Babbo,
Guarda
Oltre la finestra
Di là del giardino
E retro i tetti
Guarda più
In là delle colline,
Dove c’è tutta quella luce
Non vedi anche tu Babbo,
Babbo?
Lina
Il pianto sferro
all’immenso dolore
che il pensier cagiona
se improvviso invade
il tuo bel viso la memoria
a pugnalar violento il petto,
e sgorga forte,
in salati fiotti
e scuote le membra
e brucia il cuor
che a lungo stento a ritrovar riposo.
Allor m’avvio all’arida zana
dove secco e sodo è il terreno fenduto
e mai nessuno appare ché
nulla attrae di simil luogo,
avverso e remoto,
le grintose genti,
e sol io la polvere impronto
di friabili orme.
Qui vengo a trovar sanità
dai grevi pensieri
e le ferite curar
giù lento calando
per la buia cuna di siepi e spine protetta,
dove sempre rampolla novella speranza
a inondar su
la secolare zolla.
|
|
Simone Veltroni, nato a Firenze il 19 febbraio 1962, residente a Firenze, professione sanitaria, dieci anni di scolarità.
|
|
Le immagini sono (C) Carlo Peroni 2001
È vietato l’uso commerciale e la rimozione delle informazioni di Copyright
|